UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

martedì 11 aprile 2017

LA GIOIA DI RITROVARE SE STESSI



“Al solo sentirla nominare tutti si drizzano
e ti guardano nelle mani, per vedere se mai tu sia in grado
di dare qualcosa al loro bisogno.”
(Sant’Agostino)


“Non tocco mai la gioia….”.
E’ la frase che un giovane mi ha detto quando è venuto a chiedermi di aiutarlo attraverso un sostegno psicologico.
“ La cerco, a volte la vedo, ma non la tocco….”.
Desidero parlarvi della parte finale della terapia, dove, dopo un cammino di sofferenza, di ricerca di senso, di lotte con i propri fantasmi, si intravede la luce; si inizia a gustare la bellezza della propria persona, di ciò che si è.
Sì perché la gioia è  bellezza e la bellezza è gioia tattile.
Mentre si attraversa il percorso terapico, spesso, dopo un sollievo iniziale, dato dal poter finalmente “liberarsi” di qualcosa che opprime il cuore; si affronta la fase più difficile, quella che non si sa dove porta; dove la notte si fa ancora più oscura e si è tentati di abbandonare tutto, troppa è la sofferenza.
Per arrivare alla guarigione del cuore e della mente, si deve avere il coraggio di “patire”, soffrire, amandosi…. Solo allora si potrà gustare l felicità del ritrovare se stessi, la propria umanità e magari di scoprire nuove sfumature di sé, prima inesplorate, mai assaporate, né intraviste.
E’ come quando una mano cerca disperatamente di afferrare un’altra mano, ma solo lei la può raggiungere; la intravede in lontananza; è spinta verso di essa dal desiderio, ma non la raggiungerà mai se… non metterà tutta la sua volontà e perseveranza nel muoversi verso, nel fare quel passo che costa tanta fatica e tanto dolore, perché è perdere la propria sicurezza.
Ma quale gioia nel momento in cui le sue dita si intrecceranno con quelle della mano tanto desiderata.
Ogni fatica viene ripagata, ogni lacrima asciugata; l’anima trova il suo riposo, la sua pace e lo sguardo verso se stessa e verso la vita, un nuovo respiro.
E la gioia del paziente, diventa la mia gioia, perché quando si tocca, la guarigione del cuore, tutto viene inondato, anche chi ti sta accanto.
Penso a quel giovane uomo, alla sua richiesta di fargli toccare quella gioia che non ha mai sentito, perché bloccato dalla paura di prendere qualsiasi decisione, perché insicuro di sé, cieco di fronte alle sue potenzialità.
Un cammino lungo il suo, di quasi due anni, con continui passi in avanti e indietro… l’angoscia di non riuscire a decidere di sposarsi per paura di non essere all’altezza nel portare avanti una scelta, nonostante 10 anni di convivenza e la certezza di amare colei che già gli era a fianco.
Arrivato a scoprire la sede del suo “fantasma”, la paralisi più totale, il desiderio di scappare e di lasciare la terapia… ma poi… quella piccola luce in fondo alla notte e la speranza di una guarigione; il non essere solo ad affrontare i fantasmi della paura… e infine… il sì… vero, profondo… “ora ho toccato la gioia!...”
Sì perché ha trovato la bellezza e la bellezza è visibile, tangibile… Gioia che si espande in tutto il corpo…. Che si tocca con i sensi; che si sente attraverso il battito del cuore; che si tocca nell’umanità guarita.
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domenica 15 gennaio 2017

IL TEMPO .... INSIEME DI CONTRARI


“Ho paura, non so di che; non di quello che mi viene incontro, o, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia”.

  (Antonia Pozzi, morta a 26 anni di morte volontaria)


Il tempo, quel qualcosa che passa e si conosce la sua esistenza proprio perché lo si vede trascorrere nell’usura delle cose e nel ciclo della vita.
Quel tempo a volte amico, altre nemico per la storia dell’uomo.
Il tempo con il suo significato biblico ed esistenziale.
Potrei utilizzare come sinonimo di tempo… la pazienza, l’attesa di qualcosa che deve avvenire, bella o brutta che sia; attesa di speranza, attesa di paura.
Il compimento come realizzazione piena di un tempo non nostro. Il compimento della vita, quello del mondo e dell’eternità.
Anche in terapia il Tempo ha un valore enorme; è fondamentale per la guarigione della persona, ma è anche un elemento che si ripercuote in chi vive attorno al paziente. I tempi della guarigione, i tempi del cambiamento; i tempi di un’accoglienza di un mutamento interiore della persona.
Le parole di Antonia Pozzi, tratte da un libro molto bello di Eugenio Borgna, un luminare della psichiatria, “L’indicibile tenerezza, in cammino con Simone Weil”; ci aiutano a comprendere quanto lo scorrere del tempo possa essere insopportabile per chi soffre psicologicamente, fisicamente o interiormente.
Quante volte l’argomento tempo diventa tema fondamentale, base su cui lavorare in seduta per aiutare la persona a viverlo non come nemico, ma come compagno del viaggio della vita; elemento fondamentale di crescita e non di accompagnamento al termine della vita. Luogo delle relazioni vere; luogo in cui affrontare la vita e la propria interiorità; luogo in cui il dolore può diventare purificazione di crescita e non fine a se stesso e quindi insopportabile.
Ma quando si è dentro una situazione di fatica, di sofferenza, di qualsiasi genere, non è facile pensare così; anzi, il tempo diventa il peggior nemico e lo si vorrebbe fermare, a tutti i costi, a volte con tutti i mezzi, per poter porre fine ad una vita così “senza senso”.
Ho incontrato una donna, depressa; ne ho incontrato un’altra colpita dal dolore per la perdita di una persona casa e potrei andare avanti…. La terapia più difficile è far sì che possano accogliere il fluire del tempo e accompagnarle nell’oscurità di una galleria, dove solo un barlume di speranza possa fare loro intravedere un’uscita. Quell’uscita si chiama ritorno alla vita; a scoprire che c’è ancora una possibilità per ritrovare fiducia in essa. Solo una relazione vera, di non giudizio e di accoglienza, può aiutare ad accogliere il tempo della sofferenza…. Senza rifugiarsi nel sonno che sembra farci fuggire dalla realtà, ma che appena svegli, ci catapulta in essa con ancora maggior fatica.
Il tempo… amico, nemico dell’uomo; il tempo … affermatore di gioia o di sofferenza; il tempo presente o futuro; speranza o notte; vita o morte… dono di Colui che tempo non ha e in cui tutto trova il suo compimento.